sabato 8 giugno 2013

La clonazione dei mammiferi


Il termine “clonare” significa creare copie identiche di un organismo. Esistono cloni naturali che si originano spontaneamente in alcuni organismi, mentre i cloni artificiali sono quelli creati dall’uomo.
Inoltre abbiamo già parlato di clonazione di segmenti di DNA per la produzione dell’insulina o del’interferone.
In natura alcuni organismi clonano se stessi: gli organismi unicellulari come i batteri, che si riprodcono per scissione. Esistono anche cloni naturali di alcuni organismi pluricellulari quando si riproducono per via asessuata, come le planarie, alcune meduse, molti vermi e alcune piante come le fragole che producono gli stoloni (fusti orizzontali dai quali originano nuove piante).
 



Gli agricoltori e i giardinieri praticano spesso la clonazione delle piante effettuando le talee, le margotte e le propaggini.
L’ingegneria genetica non ha quindi creato la clonazione artificiale ma la ha resa possibile in organismi che non hanno la capacità di riprodursi per via asessuata, come i vertebrati.
E’ questo il caso della PECORA DOLLY, il primo mammifero ad essere clonato a partire da una cellula adulta (non da cellule embrionali). Gli scienziati del Roslyn Institute di Edimburgo, in Scozia, fecero nascere questo agnello il 5 luglio 1996.
 
 


La metodologia è piuttosto complessa ma cercherò di riassumerla in modo semplice e sintetico:
  • Si preleva una cellula da una ghiandola mammaria appartenente ad una pecora adulta di razza Finn Darset (muso bianco);
  • Da un’altra pecora (razza Scottisch Blackface) si preleva una cellula uovo e la si depriva del nucleo;
  • La cellula uovo priva di nucleo e la cellula mammaria si fondono attraverso la stimolazione di scariche elettriche;
  • La cellula uovo ora contiene il nucleo della cellula mammaria e comincia a dividersi per mitosi (come se fosse stata fecondata) formando un embrione;
  • L’embrione viene impiantato nell’utero di un’altra pecora (madre surrogata), che porta a termine la gravidanza;
  • Nasce Dolly che è geneticamente identica alla pecora donatrice della cellula mammaria da cui è stato ottenuto il nucleo, infatti presenta il muso bianco.




Naturalmente il successo della nascita di questo agnellino clonato giunse dopo innumerevoli tentativi falliti: tentarono 277 fusioni cellulari e da queste 29 embrioni si svilupparono, furono impiantati in 13 madri surrogate e soltanto una portò a termine la gravidanza. Dolly nacque dopo 148 giorni con il peso di 6,6 chilogrammi.
 
Il 14 febbraio 2003 dovettero praticarle l’eutanasia perché soffriva di artrite agli arti posteriori ed era affetta da un tumore polmonare provocato da un virus che infetta le pecore vissute a lungo il luoghi chiusi. Quindi paradossalmente Dolly si ammalò perché fu troppo coccolata e vezzeggiata invece di vivere in un ambiente naturale. A distanza di anni questa è la conclusione alla quale sono pervenuti gli scienziati che hanno studiato le patologie della pecora più famosa del mondo, smentendo così le voci secondo le quali questa fosse debole a causa della clonazione.

 
PERCHE’ CLONARE LE PECORE
 
La clonazione dei mammiferi al Roslyn Institute costituì  una parte di un progetto di ricerca finalizzato alla produzione di medicinali nel latte di animali da allevamento. I ricercatori sono riusciti a trasferire nelle pecore e nelle mucche i geni umani che codificano per la produzione di utili proteine. In questo modo gli animali possono produrre, per esempio, il fattore IX, un agente coagulante del sangue per curare l’emofilia, o la proteina alfa 1-antitripsina, per curare la fibrosi cistica.
Lo sviluppo della tecnologia della clonazione, che a partire dal 1996 è proseguita con numerosi altri mammiferi clonati, ha consentito di mettere a punto nuove tecniche di preparazione dei farmaci e di migliorare costantemente la comprensione dello sviluppo embrionale, delle cellule staminali e della genetica.

Nessun commento:

Posta un commento